Un’ecotassa sugli allevamenti intensivi

Riteniamo sia molto importante che a livello istituzionale si mandino degli incentivi e si sensibilizzi sul tema del consumo eccessivo di carne. Sia per quanto riguarda l’impatto ambientale sia per quanto riguarda il rischio di sviluppo di alcuni tumori.

In Italia se ne parlò molto a giugno 2016 quando la allora neo sindaca di Torino Chiara Appendino inserì nella sua linea di governo:

“la promozione della dieta vegetariana e vegana sul territorio comunale come atto fondamentale per salvaguardare l’ambiente, la salute e gli animali attraverso interventi di sensibilizzazione sul territorio”

Inoltre sono anni che le  Nazioni Unite invitano ripetutamente i Governi a promuovere un consumo inferiore di carne per ridurre le emissioni di gas serra provenienti dagli allevamenti intensivi e mitigare il riscaldamento globale. Concretamente ci vorrebbe una proposta di legge per poter applicare una ecotassa statale al produttore e al distributore di carne proveniente appunto da allevamenti intensivi. Questa politica fiscale oltre a rendere meno conveniente la scelta tra un prodotto industriale e uno di allevamento biologico e sostenibile andrebbe anche a colpire un comportamento costoso per il sistema.

Secondo Philip Lymbery, direttore generale della ong CIWF-Compassion in World Farmin,

“Quanto proviene dall’allevamento intensivo tutti noi lo paghiamo tre volte, La prima alla cassa, la seconda con gli enormi finanziamenti necessari a sostenere la zootecnia previsti in ambito europeo dalla Politica Agricola Comunitaria, la terza con la spesa imposta dagli interventi per rimediare all’inquinamento ambientale causato dagli allevamenti stessi, oltre a quella sanitaria provocata dagli effetti di un cibo di qualità sempre più scarsa”.

Ci auspichiamo che a breve un intervento del governo venga messo in atto e  nel frattempo siano sempre di più le amministrazioni comunali che appoggino le scelte sostenibili dei cittadini e degli imprenditori.

 

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